"Per favore, non preoccupatevi tanto. Perché alla fine, a nessuno di noi è dato soggiornare a lungo su questa Terra. La vita è fugace e se per caso sarete in difficoltà, alzate lo sguardo al cielo d'estate con le stelle sparpagliate nella notte vellutata. Quando una stella cadente sfreccerà nell'oscurità della notte, trasformando la notte in giorno con il suo bagliore, esprimete un desiderio e pensate a me. Fate che la vostra vita sia spettacolare. Io so di averlo fatto".
>>> Robin Williams
martedì 26 agosto 2014
lunedì 25 agosto 2014
Carolina Turroni
Una pausa non voluta ... mi fermo un attimo ma non per scelta.
Certo che è ben strana la vita: c'è chi ha come massimo problema del giorno cosa indossare o dove andare a cena e chi invece deve lottare e combattere con problemi immensi ed è già molto felice quando riesce a fare un pasto completo o a dormire una notte senza dolore o a fare quelle cose quotidiane che di solito si fanno senza neanche pensarci su ...
Questa mattina, a colazione, qualcuno mi ha teso una mano e lo ringrazio: anche se è stato solo un gesto simbolico vale comunque molto.
Ragazzi, non siate superficiali ! Io non sono nella posizione per poter insegnare nulla a nessuno e comunque non lo farei a prescindere; tutto quello che credevo di sapere mi si è polverizzato davanti in un attimo e mi rendo conto che avrei dovuto essere un'allieva migliore.
Non ho mai preso niente per scontato, sono stata coscienziosa ed altruista ma non è bastato: bisognerebbe imparare anche a proteggere se stessi e a pensare a lungo termine, ad essere lungimiranti anche se è difficile immaginare che possano accadere certe cose o che ci si possa trovare in certe situazioni.
Uno dei detti più sfruttati del mondo è: " pensa alla salute ", beh, devo dire che in quelle tre parole c'è molto più di quanto avessi mai potuto immaginare. Perché la salute viene minata - ed a volte in modo gravissimo - anche da cose che sembrano non c'entrare nulla con il corpo ma che hanno sullo spirito effetti pesantissimi e, dato che è la mente a comandare il fisico, come conseguenza se ne vanno le difese e tutto comincia a non funzionare più.
Il castello, la fortezza di cui siamo fatti, è stato circondato e senza le sue mura, viene facilmente espugnato.
Insegnate ai vostri figli ad essere buoni e generosi, ad aiutare, a schierarsi con i più deboli, ma insegnate loro anche l'importanza di proteggersi, rinforzate quelle mura perché non crollino rovinosamente davanti agli attacchi della vita e possano resistere alle tempeste, anche a quelle più dure.
Ditegli che sono importanti! Ditegli che non sono superiori agli altri, ma neppure inferiori , ditegli che quando hanno fatto tutto quello che potevano, con coscienza e buona volontà, il resto lo lascino nelle mani del tempo, di Dio o dello scorrere degli eventi.
Dite loro che le battaglie contro i mulini a vento si perdono tutte!
Dite loro di non smettere di sognare, pur tenendo i piedi per terra!
E, più di ogni altra cosa, ditegli che li amate , in ogni circostanza e che sono umanamente preziosi e che è loro dovere aver cura di se stessi e non permettere a nessuno di calpestare le loro anime.
Fortificateli nello spirito e lo saranno anche nella carne .
E quando dite loro "non ti sporcare" fate che sia riferito all'anima e non al vestito.
Vi abbraccio tutti, con le lacrime agli occhi.
Carolina Turroni
Agosto 2014Una pausa non voluta ... mi fermo un attimo ma non per scelta.
Certo che è ben strana la vita: c'è chi ha come massimo problema del giorno cosa indossare o dove andare a cena e chi invece deve lottare e combattere con problemi immensi ed è già molto felice quando riesce a fare un pasto completo o a dormire una notte senza dolore o a fare quelle cose quotidiane che di solito si fanno senza neanche pensarci su ...
Questa mattina, a colazione, qualcuno mi ha teso una mano e lo ringrazio: anche se è stato solo un gesto simbolico vale comunque molto.
Ragazzi, non siate superficiali ! Io non sono nella posizione per poter insegnare nulla a nessuno e comunque non lo farei a prescindere; tutto quello che credevo di sapere mi si è polverizzato davanti in un attimo e mi rendo conto che avrei dovuto essere un'allieva migliore.
Non ho mai preso niente per scontato, sono stata coscienziosa ed altruista ma non è bastato: bisognerebbe imparare anche a proteggere se stessi e a pensare a lungo termine, ad essere lungimiranti anche se è difficile immaginare che possano accadere certe cose o che ci si possa trovare in certe situazioni.
Uno dei detti più sfruttati del mondo è: " pensa alla salute ", beh, devo dire che in quelle tre parole c'è molto più di quanto avessi mai potuto immaginare. Perché la salute viene minata - ed a volte in modo gravissimo - anche da cose che sembrano non c'entrare nulla con il corpo ma che hanno sullo spirito effetti pesantissimi e, dato che è la mente a comandare il fisico, come conseguenza se ne vanno le difese e tutto comincia a non funzionare più.
Il castello, la fortezza di cui siamo fatti, è stato circondato e senza le sue mura, viene facilmente espugnato.
Insegnate ai vostri figli ad essere buoni e generosi, ad aiutare, a schierarsi con i più deboli, ma insegnate loro anche l'importanza di proteggersi, rinforzate quelle mura perché non crollino rovinosamente davanti agli attacchi della vita e possano resistere alle tempeste, anche a quelle più dure.
Ditegli che sono importanti! Ditegli che non sono superiori agli altri, ma neppure inferiori , ditegli che quando hanno fatto tutto quello che potevano, con coscienza e buona volontà, il resto lo lascino nelle mani del tempo, di Dio o dello scorrere degli eventi.
Dite loro che le battaglie contro i mulini a vento si perdono tutte!
Dite loro di non smettere di sognare, pur tenendo i piedi per terra!
E, più di ogni altra cosa, ditegli che li amate , in ogni circostanza e che sono umanamente preziosi e che è loro dovere aver cura di se stessi e non permettere a nessuno di calpestare le loro anime.
Fortificateli nello spirito e lo saranno anche nella carne .
E quando dite loro "non ti sporcare" fate che sia riferito all'anima e non al vestito.
Vi abbraccio tutti, con le lacrime agli occhi.
Carolina Turroni
Agosto 2014
giovedì 21 agosto 2014
Ciao Milena
R. ha salito e sceso quelle scale per quarantanni, senza pesi, con la spesa settimanale, con le bombole del gas, correndo di corsa al lavoro, salendo di corsa per il freddo. R. conosceva a memoria la sua strada, il suo portone, il suo campanello, le sue scale la sua porta di casa.
Poi è arrivato l'ascensore. Devi pigiare lo zero per uscire, devi pigiare il tre per tornare a casa.
Cos'è lo zero e cos'è il tre?
R. non ricorda a che piano sta, scende e risale per molte volte quei maledetti scalini, le ginocchia tremano, fanno male, sale la paura, il panico, la rabbia.
Fermati R. ci sono io, fermati. Vieni con me. Non ascoltare chi ti dice, ma come non ti ricordi. Fermati. Affidati a me. Sali con me in ascensore. Non ti arrabbiare. Capita anche a me di scordare le cose.
Dimenticherò questo episodio. Lo voglio dimenticare. Lo dimenticherai anche tu.
Fermati e fatti abbracciare. Sei a casa. Non le ascoltare. Hanno paura anche loro. Ma non per te, per loro.
Io non ho paura.
Poi è arrivato l'ascensore. Devi pigiare lo zero per uscire, devi pigiare il tre per tornare a casa.
Cos'è lo zero e cos'è il tre?
R. non ricorda a che piano sta, scende e risale per molte volte quei maledetti scalini, le ginocchia tremano, fanno male, sale la paura, il panico, la rabbia.
Fermati R. ci sono io, fermati. Vieni con me. Non ascoltare chi ti dice, ma come non ti ricordi. Fermati. Affidati a me. Sali con me in ascensore. Non ti arrabbiare. Capita anche a me di scordare le cose.
Dimenticherò questo episodio. Lo voglio dimenticare. Lo dimenticherai anche tu.
Fermati e fatti abbracciare. Sei a casa. Non le ascoltare. Hanno paura anche loro. Ma non per te, per loro.
Io non ho paura.
martedì 12 agosto 2014
Robin Williams
Un bellissimo post della mia Amica:
http://vocedivento.blogspot.it/2014/08/grazie-robin-williams.html?showComment=1407878438859#c6873620301137717506
http://vocedivento.blogspot.it/2014/08/grazie-robin-williams.html?showComment=1407878438859#c6873620301137717506
venerdì 1 agosto 2014
lunedì 28 luglio 2014
Desiderio ...
Una coccinella,
di quelle che non ti ronzano intorno
ma si appoggiano sul dorso della mano e
piano piano camminano senza dare noia.
Un leggero volo e
mentre dormi ti lascerei un bacino sulla fronte e
me ne tornerei a casa sempre volando.
Solo per accarezzarti con gli occhi.
di quelle che non ti ronzano intorno
ma si appoggiano sul dorso della mano e
piano piano camminano senza dare noia.
Un leggero volo e
mentre dormi ti lascerei un bacino sulla fronte e
me ne tornerei a casa sempre volando.
Solo per accarezzarti con gli occhi.
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Saudade,
Sette stelline sotto il cielo,
Sorellina del Cuore
domenica 20 luglio 2014
Aspetta ...
Oggi è diverso, oggi ti penso in maniera diversa.
Questo nodo alla gola si è leggermente sciolto. Ma è tanta la paura di perderti che stringo i denti. Ma così non ti faccio che male.
Non è questo il modo di starti vicina. Non erano questi gli "accordi".
Allora con gli occhi guardo un bel tramonto, con il naso annuso la liquirizia, con la bocca mangio gli arancini, con gli orecchi ascolto Ennio Moricone, con le mani sistemo le tue belle tende che danno sul verde, e con i piedi calpesto il tuo giardino. Poi prendo la canna apro il rubinetto e lancio per aria l'acqua.
Lo vedi l'arcobaleno?
No?
Aspetta, c'è il vento, tutto questo ti sta per arrivare.
Questo nodo alla gola si è leggermente sciolto. Ma è tanta la paura di perderti che stringo i denti. Ma così non ti faccio che male.
Non è questo il modo di starti vicina. Non erano questi gli "accordi".
Allora con gli occhi guardo un bel tramonto, con il naso annuso la liquirizia, con la bocca mangio gli arancini, con gli orecchi ascolto Ennio Moricone, con le mani sistemo le tue belle tende che danno sul verde, e con i piedi calpesto il tuo giardino. Poi prendo la canna apro il rubinetto e lancio per aria l'acqua.
Lo vedi l'arcobaleno?
No?
Aspetta, c'è il vento, tutto questo ti sta per arrivare.
Tutto cambia ...
A Giorgio Faletti, scrittore suo malgrado e per sua fortuna.
"Non sono uno sciocco da pensare che tutto potrà essere come prima, né di cercare di farlo credere a te. Ma se mi concedi una considerazione per niente originale, affidati al tempo e alle persone che ti vogliono bene. Non serve a cambiare le cose, ma aiuta a sopportarle. Se ti servo, sai che io sono qui”
[Niente di vero tranne gli occhi].
"Non sono uno sciocco da pensare che tutto potrà essere come prima, né di cercare di farlo credere a te. Ma se mi concedi una considerazione per niente originale, affidati al tempo e alle persone che ti vogliono bene. Non serve a cambiare le cose, ma aiuta a sopportarle. Se ti servo, sai che io sono qui”
[Niente di vero tranne gli occhi].
sabato 19 luglio 2014
Non ti voglio ricordare, voglio viverti!
Un giorno, all'improvviso
mentre ti starai pettinando, in silenzio
o mentre ti infilerai una calza
ti verrà in mente un mio gesto
e ti ritroverai a sorridere pensandomi
Un giorno, all'improvviso
pedalando veloce sotto le prime gocce
di una calda pioggia di settembre
sentirai un odore arrivarti al naso
e risvegliare un ricordo di mestoli e tegami
e mi vedrai davanti al fuoco, per un attimo
Un giorno, all'improvviso
farai qualcosa che facevo anch'io
proprio allo stesso modo in cui la facevo io
e te ne meraviglierai moltissimo
perché non avresti mai pensato
di potermi somigliare così tanto
Un giorno, all'improvviso
ti guarderai il dorso delle mani
e con il pollice e l’indice
ti pizzicherai la pelle , sollevandola
e conterai il tempo che impiega a stendersi
pensando a quando lo facevi alle mie mani
Un giorno, all'improvviso
ti ritroverai stanca, ad abbracciare un figlio
mi chiederai scusa per le volte che ho pianto
sapendo già che ti son state tutte perdonate
E ti mancherò da fare male
Ma sarò con te in ogni gesto
o nel muoversi delle foglie
nel frusciare di un gatto nel giardino
o nelle orme di un pettirosso sulla neve
come solo l’eterna presenza di una madre
lo può.
Carolina Turroni 2014
mentre ti starai pettinando, in silenzio
o mentre ti infilerai una calza
ti verrà in mente un mio gesto
e ti ritroverai a sorridere pensandomi
Un giorno, all'improvviso
pedalando veloce sotto le prime gocce
di una calda pioggia di settembre
sentirai un odore arrivarti al naso
e risvegliare un ricordo di mestoli e tegami
e mi vedrai davanti al fuoco, per un attimo
Un giorno, all'improvviso
farai qualcosa che facevo anch'io
proprio allo stesso modo in cui la facevo io
e te ne meraviglierai moltissimo
perché non avresti mai pensato
di potermi somigliare così tanto
Un giorno, all'improvviso
ti guarderai il dorso delle mani
e con il pollice e l’indice
ti pizzicherai la pelle , sollevandola
e conterai il tempo che impiega a stendersi
pensando a quando lo facevi alle mie mani
Un giorno, all'improvviso
ti ritroverai stanca, ad abbracciare un figlio
mi chiederai scusa per le volte che ho pianto
sapendo già che ti son state tutte perdonate
E ti mancherò da fare male
Ma sarò con te in ogni gesto
o nel muoversi delle foglie
nel frusciare di un gatto nel giardino
o nelle orme di un pettirosso sulla neve
come solo l’eterna presenza di una madre
lo può.
Carolina Turroni 2014
Complimento
" Un complimento tuo è qualcosa di unico.
Non è come un complimento degli altri.
I complimenti degli altri , per quanto belli, mi scivolano addosso senza lasciare traccia.
Sono come sedersi ad un banchetto ed alzarsi con la fame, non mi saziano e non mi nutrono.
Sono come la neve d’inverno, il vento di settembre o il grano d’estate : qualcosa di normale a cui nessuno fa caso .
Un complimento tuo, invece, è una nevicata di luglio, una farfalla tutta nera con un cuore di diamante, un gatto capace di ruggire ; è un falco nella notte , il pianto di una stella.
Qualcosa che riesce ad accendere la vita nelle mie vene stanche, anche solo per un momento.
Un momento a cui, soltanto tu ,sai dare quel personalissimo profumo d’eternità "
Carolina Turroni
Non è come un complimento degli altri.
I complimenti degli altri , per quanto belli, mi scivolano addosso senza lasciare traccia.
Sono come sedersi ad un banchetto ed alzarsi con la fame, non mi saziano e non mi nutrono.
Sono come la neve d’inverno, il vento di settembre o il grano d’estate : qualcosa di normale a cui nessuno fa caso .
Un complimento tuo, invece, è una nevicata di luglio, una farfalla tutta nera con un cuore di diamante, un gatto capace di ruggire ; è un falco nella notte , il pianto di una stella.
Qualcosa che riesce ad accendere la vita nelle mie vene stanche, anche solo per un momento.
Un momento a cui, soltanto tu ,sai dare quel personalissimo profumo d’eternità "
Carolina Turroni
venerdì 18 luglio 2014
Paolo Borsellino
Sono venti anni e non viene fuori niente, cliccare qui >Agenda Rossa
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Cambiamento,
Oggi devo aver mangiato pesante ...,
Riflessione
Ordine
Ti prego
se ci sei o se ti suppongo
Dio della gente
qualsivoglia nome
non mi interessa
non è questo il punto
Soltanto voglio farti una preghiera
Lasciami vivere
a lungo più che puoi
perché questo regalo che mi hai fatto
è troppo bello e ancora ti ringrazio
ma lenta come sono nelle cose
non ho ancora finito di scartarlo.
da web
La sensazione che provo in questi giorni è impotenza.
Sono cresciuta in mezzo al dolore fisico, dove non esistevano mezzi o medicinali per togliere il tormento del dolore.
L'impotenza che provo è mista a rabbia, quella rabbia che sale fino al cervello e riapre i cassetti socchiusi.
I cassetti della memoria, quelli che ognuno di noi cerca di ripulire ogni tanto. Io non sono una conservatrice, anzi ogni tanto butto via senza pensarci.
Ma questi cassetti, anche se piano piano perdono per strada la forza del loro contenuto, hanno ancora il profumo di quel momento, meglio dire puzza.
Il dolore si trasforma con gli anni, è vero, ma poi basta la sofferenza di chi ami, di chi hai conosciuto, anche per un breve tratto della vita e tutto viene di nuovo fuori da quei cassetti.
Proverò a fare ordine e a socchiuderli piano piano uno ad uno ...
se ci sei o se ti suppongo
Dio della gente
qualsivoglia nome
non mi interessa
non è questo il punto
Soltanto voglio farti una preghiera
Lasciami vivere
a lungo più che puoi
perché questo regalo che mi hai fatto
è troppo bello e ancora ti ringrazio
ma lenta come sono nelle cose
non ho ancora finito di scartarlo.
da web
La sensazione che provo in questi giorni è impotenza.
Sono cresciuta in mezzo al dolore fisico, dove non esistevano mezzi o medicinali per togliere il tormento del dolore.
L'impotenza che provo è mista a rabbia, quella rabbia che sale fino al cervello e riapre i cassetti socchiusi.
I cassetti della memoria, quelli che ognuno di noi cerca di ripulire ogni tanto. Io non sono una conservatrice, anzi ogni tanto butto via senza pensarci.
Ma questi cassetti, anche se piano piano perdono per strada la forza del loro contenuto, hanno ancora il profumo di quel momento, meglio dire puzza.
Il dolore si trasforma con gli anni, è vero, ma poi basta la sofferenza di chi ami, di chi hai conosciuto, anche per un breve tratto della vita e tutto viene di nuovo fuori da quei cassetti.
Proverò a fare ordine e a socchiuderli piano piano uno ad uno ...
venerdì 11 aprile 2014
Agosto 2013
In questi giorni che sembrano lunghi, ma non lo sono, ho
trovato il modo di passare una mezz'ora nel verde e sorseggiare un caffè. C'è
di che da osservare. Un'umanità che vaga tra un gratta e vinci, gli appunti
della spesa, i falsi racconti di fantastiche vacanze al Forte, lo sfoggio di
gioielli e la tristezza negli occhi. Ragazzine scioccherelle, con le mamme al
seguito più stupide di loro. Badanti con la voglia di fare il colpo grosso alle
macchinette e pensi ai sacrifici economici di quei nonni che le pagano.
Ma poi distogli lo sguardo e vedi quella donna con il
viso segnato ma allegro, che ride di gusto e parla fitto fitto con la giovane
figlia, e vedi la complicità, il rispetto e la voglia di stare insieme. Il
tempo per loro si è fermato. La figlia si alza ed io le sorrido. Le dico, siete
belle. Grazie mi rispondono in coro. E cominciamo a chiacchierare. Ossia loro
parlano ed io ascolto. Ascolto e ammiro questa ragazza. Che non ha avuto paura
di lasciare Firenze e due anni fa è andata a Londra, lavora in un bar e tutte
le sante sere monta alle otto e fa le quattro del mattino. Voleva fare il
barman e si accontenta. Si accontenta dell'alloggio, del cibo, e dei datori di
lavoro. Perché il suo sogno è piccolo. Non pesare sulle spalle della madre,
imparare l'inglese. E poi tornare in Italia e buttarsi nel vero sogno. Aprire
un piccolo locale, dove non esista differenza di età. Dove si possa leggere,
parlare, sentire buona musica, insomma un posto per darsi una mossa, nel
rispetto degli altri ma con una vivacità tipica di questa gioventù che non sta
alla finestra.
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venerdì 21 marzo 2014
Ritornerò ...
Rientro nella mia pagina personale, con la stessa sensazione di quando si torna a casa dopo un'assenza forzata. Per ora non ci riesco a fermarmi.
Lascio solo una finestra socchiusa per far cambiare aria.
Poi riesco. A presto.
Lascio solo una finestra socchiusa per far cambiare aria.
Poi riesco. A presto.
sabato 16 novembre 2013
domenica 13 ottobre 2013
Non opprimere i figli con l'idea della scuola (di Natalia Ginzburg)
Non opprimere i figli con l'idea della scuola (di Natalia Ginzburg)
Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un'importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio.
Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un'offesa. Allora i nostri figli, tediati, s'allontanano da noi. Oppure li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d'una ingiustizia. E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro quando fanno i compiti, studiamo con loro le lezioni.
In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se là subisce ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c'è nulla di strano, perché nella vita dobbiamo aspettarci d'esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d'ingiustizia: e la sola cosa che importa è non commettere ingiustizia noi stessi.
I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni. È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d'esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti.
Se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo non nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell'orgoglio, frustrati d'una soddisfazione.
Se il meglio del loro ingegno non hanno l'aria di volerlo spendere per ora in nulla, e passano le giornate al tavolino masticando una penna, neppure in tal caso abbiamo il diritto di sgridarli molto: chissà, forse quello che a noi sembra ozio è in realtà fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti.
Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell'energia e dell'impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti. Perché infinite sono le possibilità dello spirito.
Ma non dobbiamo lasciarci prendere, noi, i genitori, dal panico dell'insuccesso. I nostri rimproveri debbono essere come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidità e la pace. I nostri figli, noi siamo là per consolarli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo là per fargli coraggio, se un insuccesso li ha mortificati. Siamo anche là per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti. Siamo per ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice offerta di strumenti, fra i quali forse è possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani.
Quello che deve starci a cuore, nell'educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l'amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d'attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos'è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?
(Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, pubblicato originariamente su "Nuovi Argomenti" nel 1960)
lunedì 7 ottobre 2013
Non c'è alcun codice morale che ci impedisce di fermare l'orologio.
Gian Marco Gregari, Psicologo presso
il Centro Psico-Sociale, Ospedale S. Paolo, Milano
Ansia, il disturbo della modernità.
Reagire è possibile?
Preoccupazioni, stanchezza, irritabilità... questi sono alcuni dei problemi causati dall'incalzante ritmo di vita che ci allontana sempre di più da tempi e modi di vivere più naturali e a misura d'uomo. Un antidoto, però, esiste: basta rallentare.
La fretta di vivere, le condizioni ambientali che stanno soffocando la qualità della nostra vita sono elementi costanti della vita quotidiana. Sembra che l'individuo e la società abbiano firmato una dichiarazione di guerra alla natura, soprattutto quella umana. I pasti e le cene si atrofizzano, così come il linguaggio e la comunicazione.
Ed ecco che subdolamente arriva l'ansia.... presentandosi prima sul cuore, con palpitazioni, poi alterando la sudorazione e infine si infiltra sulla nostra concentrazione influendo sulle capacità di scelta, nonché sul metabolismo.
Difficoltà a controllare l'eccessiva preoccupazione, irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni, vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazione del sonno, sono soltanto alcuni di una lunga lista di sintomi che ormai fanno parte della nostra normalità. Sotto questo punto di vista l'ansia può essere considerata la malattia dell'ultimo ventennio, una sorta di cancro che fa vivere con la sensazione che il nostro futuro non possa consentirci un minimo di certezza.
Cosa possiamo fare? C'è ancora un margine per non farsi prendere da questo vortice distruttivo?
Combattere l'ansia vuol dire fare un passo indietro per ritrovare le componenti ambientali che col tempo si vanno perdendo. Significa ritrovare sinergia con la natura, ammirare il silenzio, svuotare la psiche dalle nostre paure. Si tratta di una e vera e propria sospensione dell'accumulo di energia negativa che ogni giorno sentiamo in noi.
E' vero anche, che il farmaco, che sia Valium o Xanax può avere un effetto immediato, ma nello stesso tempo sappiamo che il sintomo sta a monte.
Curare l'ansia alla base, implica un processo di prevenzione, primo fra tutti il rallentamento delle nostre pratiche di vita, come se mollassimo l'acceleratore della nostra automobile e decidessimo di guidare in terza corsia, definitivamente e sempre.
Ascoltare buona musica, mantenere il nostro fisico allenato, mangiare con moderazione, usare meno l'automobile, spegnere il cellulare, sdraiarsi, chiudere gli occhi e pensare che l'Ansia la si soffre per quello che facciamo, per quello che spesso gli altri vogliono che siamo e per la non accettazione di noi stessi e della nostra genuinità !
Lasciamo che le dipendenze non ci soffochino, allontaniamoci dagli eccessi usati come compensazione delle nostre preoccupazioni, una completa rinuncia alla condizione di soffocamento, in quanto non c'è alcun codice morale che ci impedisce di fermare l'orologio.
Reagire è possibile?
Preoccupazioni, stanchezza, irritabilità... questi sono alcuni dei problemi causati dall'incalzante ritmo di vita che ci allontana sempre di più da tempi e modi di vivere più naturali e a misura d'uomo. Un antidoto, però, esiste: basta rallentare.
La fretta di vivere, le condizioni ambientali che stanno soffocando la qualità della nostra vita sono elementi costanti della vita quotidiana. Sembra che l'individuo e la società abbiano firmato una dichiarazione di guerra alla natura, soprattutto quella umana. I pasti e le cene si atrofizzano, così come il linguaggio e la comunicazione.
Ed ecco che subdolamente arriva l'ansia.... presentandosi prima sul cuore, con palpitazioni, poi alterando la sudorazione e infine si infiltra sulla nostra concentrazione influendo sulle capacità di scelta, nonché sul metabolismo.
Difficoltà a controllare l'eccessiva preoccupazione, irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni, vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazione del sonno, sono soltanto alcuni di una lunga lista di sintomi che ormai fanno parte della nostra normalità. Sotto questo punto di vista l'ansia può essere considerata la malattia dell'ultimo ventennio, una sorta di cancro che fa vivere con la sensazione che il nostro futuro non possa consentirci un minimo di certezza.
Cosa possiamo fare? C'è ancora un margine per non farsi prendere da questo vortice distruttivo?
Combattere l'ansia vuol dire fare un passo indietro per ritrovare le componenti ambientali che col tempo si vanno perdendo. Significa ritrovare sinergia con la natura, ammirare il silenzio, svuotare la psiche dalle nostre paure. Si tratta di una e vera e propria sospensione dell'accumulo di energia negativa che ogni giorno sentiamo in noi.
E' vero anche, che il farmaco, che sia Valium o Xanax può avere un effetto immediato, ma nello stesso tempo sappiamo che il sintomo sta a monte.
Curare l'ansia alla base, implica un processo di prevenzione, primo fra tutti il rallentamento delle nostre pratiche di vita, come se mollassimo l'acceleratore della nostra automobile e decidessimo di guidare in terza corsia, definitivamente e sempre.
Ascoltare buona musica, mantenere il nostro fisico allenato, mangiare con moderazione, usare meno l'automobile, spegnere il cellulare, sdraiarsi, chiudere gli occhi e pensare che l'Ansia la si soffre per quello che facciamo, per quello che spesso gli altri vogliono che siamo e per la non accettazione di noi stessi e della nostra genuinità !
Lasciamo che le dipendenze non ci soffochino, allontaniamoci dagli eccessi usati come compensazione delle nostre preoccupazioni, una completa rinuncia alla condizione di soffocamento, in quanto non c'è alcun codice morale che ci impedisce di fermare l'orologio.
Etichette:
Musica,
Oggi devo aver mangiato pesante ...,
Ridere,
Riflessione
lunedì 23 settembre 2013
Aprirsi non è facile ...
«Qui in sette anni di gente ne ho vista andare e venire tanta, perciò ormai sono un’esperta. La differenza tra le persone che sanno aprire il loro cuore, e quelle che non lo sanno. Tu sai aprirlo. Ma solo quando dici tu, beninteso.”
“E se uno lo apre cosa accade?”
Sempre senza posare la sigaretta Reiko appoggiò le mani sul tavolo e con aria divertita disse: “Si guarisce”. La cenere cadde sul tavolo ma lei non ci fece caso».
Haruki Murakami, “Norwegian Wood”
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domenica 22 settembre 2013
Non tutte le ciambelle escono con il buco ...
http://arcangela-nullaaccadepercaso.blogspot.it/2013/09/altra-esperienza-poi-raccontero.html
Bellissimo il posto deludente l'organizzazione. Non importa. Siamo stati benissimo insieme agli amici/fratelli di sempre.
Bellissimo il posto deludente l'organizzazione. Non importa. Siamo stati benissimo insieme agli amici/fratelli di sempre.
sabato 21 settembre 2013
Riflessione ...
Non è facile sentirsi tutti i giorni parte dell'Universo. Spesso succede di sentirsi inquieti anche se tutto va bene. Ma il bene personale dipende anche da quello degl'Altri. Ma non si può vivere la vita degl'altri. Di conseguenza non la possiamo cambiare. Dobbiamo solo essere chiari nel chiedere e accettare l'altro così come è fatto. Tutto poi piano piano torna a posto.
mercoledì 18 settembre 2013
Che periodo intenso ...
La soddisfazione che sto provando è talmente forte che non riesco a manifestarla.
So solo che quello che ho dipinto per anni, ha suscitato emozioni.
Grazie Andrea e Patrizia, Valter, Titti, Gabriella e Riccardo, Tiziana, Rossana, Cinzia Filippo e Matteo.
Sette "pasticci ad olio" sono volati via.
Grazie al mio Maestro d'Arte Francesca Vannini.
Grazie a Lili, Matilde, Miriam, Paola, Rina, Tina, Terry.
Grazie alla mia Famiglia.
Grazie Stefano che dall'alto hai fatto piovere polvere d'oro in una notte buia.
sabato 7 settembre 2013
Dove eravamo rimasti?
domenica 27 gennaio 2013
27 Gennaio "per non dimenticare"
Aprile
"Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
... a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere felice."
Anna Frank
"Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
... a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere felice."
Anna Frank
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venerdì 11 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Befana
La Befana se n'è andata.
Mio padre era di Bari e come sapete da Roma in giù, non è Babbo Natale che porta i doni ma la Befana.
E noi eravamo contenti perchè li ricevevamo da entrambi.
Ma la cosa che mi piace ancora ricordare, ed è una delle cose che non posso "tramandare" ai figli è l'usanza del bicchiere di latte da lasciare alla Befana.
Vi posso assicurare che ancora oggi mi piace ricordarla.
La sera del 5 Gennaio, non si andava a dormire fino a che non passava la Befana.
In cucina la luce centrale era spenta e veniva accesa quella della cappa, che fungeva da camino, e sulla cucina a gas veniva lasciato un bicchiere di latte caldo, poi tutti, genitori compresi, ci rintanavamo in salotto, in attesa che arrivasse la Befana.
Io non ho mai capito, come mia madre riuscisse ad essere di qua e di là, una cosa è certa, tornavamo in cucina, il bicchiere vuoto e le calze appoggiate accanto ...
Miracoli materni che solo Mamma riusciva a fare.
Come ora d'altronde ... grazie Mamma!
Mio padre era di Bari e come sapete da Roma in giù, non è Babbo Natale che porta i doni ma la Befana.
E noi eravamo contenti perchè li ricevevamo da entrambi.
Ma la cosa che mi piace ancora ricordare, ed è una delle cose che non posso "tramandare" ai figli è l'usanza del bicchiere di latte da lasciare alla Befana.
Vi posso assicurare che ancora oggi mi piace ricordarla.
La sera del 5 Gennaio, non si andava a dormire fino a che non passava la Befana.
In cucina la luce centrale era spenta e veniva accesa quella della cappa, che fungeva da camino, e sulla cucina a gas veniva lasciato un bicchiere di latte caldo, poi tutti, genitori compresi, ci rintanavamo in salotto, in attesa che arrivasse la Befana.
Io non ho mai capito, come mia madre riuscisse ad essere di qua e di là, una cosa è certa, tornavamo in cucina, il bicchiere vuoto e le calze appoggiate accanto ...
Miracoli materni che solo Mamma riusciva a fare.
Come ora d'altronde ... grazie Mamma!
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martedì 25 dicembre 2012
domenica 23 dicembre 2012
mercoledì 12 dicembre 2012
Buon Natale Patronato
Patronato.
Che bello entrare in un Patronato, dove per la stessa domanda, ci sono quattro risposte diverse, solo perché i funzionari sono solo quattro.
Che bello entrare titubante e uscire scoraggiata.
Che bello sapere di aver lavorato una vita e sentirsi dire che quella Legge, forse è superata dalla successiva. Forse??? E mentre voi vi levate ogni dubbio, forse parlandovi, forse io passerò un Natale più tranquillo? Forse?
Vi fate carico dei nostri problemi, forse perché qualcuno ha deciso, di inventarvi per fare da tramite delle Istituzioni e il Cittadino. Qui non ci sono forse. Questo è sicuro.
Forse non vi chiedete ancora, che si va di questo passo, di sicuro sarete esuberi anche voi.
Forse è il caso che alziate il culo e smettiate di passarvi il cerino acceso. Prima che io di sicuro e senza forse, vi rovesci la scrivania.
Buon Natale forse!
Che bello entrare in un Patronato, dove per la stessa domanda, ci sono quattro risposte diverse, solo perché i funzionari sono solo quattro.
Che bello entrare titubante e uscire scoraggiata.
Che bello sapere di aver lavorato una vita e sentirsi dire che quella Legge, forse è superata dalla successiva. Forse??? E mentre voi vi levate ogni dubbio, forse parlandovi, forse io passerò un Natale più tranquillo? Forse?
Vi fate carico dei nostri problemi, forse perché qualcuno ha deciso, di inventarvi per fare da tramite delle Istituzioni e il Cittadino. Qui non ci sono forse. Questo è sicuro.
Forse non vi chiedete ancora, che si va di questo passo, di sicuro sarete esuberi anche voi.
Forse è il caso che alziate il culo e smettiate di passarvi il cerino acceso. Prima che io di sicuro e senza forse, vi rovesci la scrivania.
Buon Natale forse!
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mercoledì 7 novembre 2012
martedì 6 novembre 2012
Meglio tardi che mai!
Era tempo che rinviavo il riordino in ripostiglio. Finalmente domenica ho finito.
Le cose che ho lasciato sono poche, tra queste le mie pagelle.
Il mio rendimento è sempre stato scarso, le attitudini erano quelle artistiche e manuali.
Mi annoiavo a sentire parlare di guerre puniche, odiavo la matematica, amavo sentir parlare di posti, usi e costumi, non parliamo di lingue straniere, bloccata. Come ora d'altronde.
La Maestra era in procinto di andare in pensione, vecchio stampo, mai un sorriso, sempre pronta alla critica, i colloqui con i genitori erano i classici: è brava e giudiziosa, ma potrebbe fare di più.
Non parliamo del giudizio della licenza media inferiore ...
Le ho rilette tutte. Una ad una, ripercorrendo e associando gli anni scolastici alle vicissitudini familiari.
Una sorta di analisi che ha portato i suoi frutti.
Oggi posso dire tranquillamente che è andata bene.
Ho solo la licenza media inferiore, appunto, ma nella vita ho ascoltato tanto, e anche se ogni tanto sbaglio qualche congiuntivo, mi impappino nel parlare, intercalo con qualche parola colorita e a volte sono brusca, posso dire grazie a tutti ma grazie anche a me!
E sono contenta di quello che sono.
Se non fossi così non avrei la Famiglia e gli Amici che ho!
Le cose che ho lasciato sono poche, tra queste le mie pagelle.
Il mio rendimento è sempre stato scarso, le attitudini erano quelle artistiche e manuali.
Mi annoiavo a sentire parlare di guerre puniche, odiavo la matematica, amavo sentir parlare di posti, usi e costumi, non parliamo di lingue straniere, bloccata. Come ora d'altronde.
La Maestra era in procinto di andare in pensione, vecchio stampo, mai un sorriso, sempre pronta alla critica, i colloqui con i genitori erano i classici: è brava e giudiziosa, ma potrebbe fare di più.
Non parliamo del giudizio della licenza media inferiore ...
Le ho rilette tutte. Una ad una, ripercorrendo e associando gli anni scolastici alle vicissitudini familiari.
Una sorta di analisi che ha portato i suoi frutti.
Oggi posso dire tranquillamente che è andata bene.
Ho solo la licenza media inferiore, appunto, ma nella vita ho ascoltato tanto, e anche se ogni tanto sbaglio qualche congiuntivo, mi impappino nel parlare, intercalo con qualche parola colorita e a volte sono brusca, posso dire grazie a tutti ma grazie anche a me!
E sono contenta di quello che sono.
Se non fossi così non avrei la Famiglia e gli Amici che ho!
lunedì 5 novembre 2012
sabato 3 novembre 2012
Cose che nessuno sa
Nella vita di tutti i giorni nessuno ti chiede di raccontare la storia che ti morde il cuore e te lo mastica, e se qualcuno te la chiede, nella vita di tutti i giorni nessuno riesce a raccontare quella storia, perché non trovi mai le parole adatte, le sfumature giuste, il coraggio di essere nudo, fragile, autentico. Quella storia deve piombare da fuori, come quando accade che i libri ci scelgano e gli autori diventino amici a cui vorremmo telefonare alla fine della lettura per chiedere loro come fanno a conoscerci.
Alessandro D'Avenia - Cose che nessuno sa
Alessandro D'Avenia - Cose che nessuno sa
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mercoledì 31 ottobre 2012
Halloween: scherzetto o dolcetto ...
Questa festa non mi dice niente ma la parola scherzetto mi riporta indietro di tanti anni ...
Memorabile, almeno per me, fu quello che escogitò un'amica a sua nonna.
La birbante ci radunò tutte in casa sua per una merenda, la fece chiamare da un compagno di classe che si spacciò per un incaricato dell'acquedotto.
"Signora, stiamo avvertendo tutti, che da stasera alle 18, leviamo l'acqua e prevediamo di riallacciarla domani nel primo pomeriggio.
Dato che la lista è lunga, può farmi il piacere di avvertire i suoi vicini?"
Nonna P. era rinomata per la buona volontà e per la correttezza, rispose subito: certamente ci penso io. E corse subito ad avvertire tutti.
Era un edificio dove non esisteva l'ascensore, tutte le porte aperte, tutti avvicendati a darsi una mano, e noi giù a ridere con la nonna che scuoteva la testa, dicendoci: almeno dateci una mano ...
Il passaparola fu veloce e cominciarono a riempire, secchi, bottiglie, catini, chi si imprestava taniche, chi si organizzava a farsi il bagno prima delle 18, chi avvisava i figli, non si sa mai.
Per le scale, piano piano tornava il silenzio e gli ultimi commenti ...speriamo che la torni presto, domani è venerdi, i' mi Guido è tutto i' giorno in carrozzeria. I' tu' Guido? E i' mi' Renzino, che da domani entra in Pignone, chissà come torna con quella tuta e giù a commentare.
E noi giù a ridere ... perchè lo scherzo non era finito.
Altra telefonata: "Signora, mi scusi, ho parlato con lei due ore fa? Sono dell'acquedotto.
E la nonna, si. Ma lei è al numero civico 5 o 7?
E la nonna e sono a 'i 5."
E l'incaricato: "signora ho fatto un errore, dovevo chiamare un inquilino del n. 7 e ho sbagliato a prendere la scheda."
E la nonna: oh mammina mia, e ora chi gniene dice a tutto il palazzo?
O icchè ci se ne fa di tutta questa acqua? Ma la stia attento la prossima vorta, prima di tenefonare?
Noi eravamo sganasciate.
Vediamo ancora la nonna, a sedere sulla seggiolina accanto a i' telefono, che dondola la testa asciugandosi la sudorina con i' grembiale; o icchè ridete grullerelle. E gli'è grave!
Ah mi dispiace, ma io e un rifò i' giro, e mi pigliano pe' grulla ... e vorrà dire che si innaffierà le piante fino a Natale ...
Il giorno dopo, tutti commentavano, che l'acqua non era stata levata ... e la nonna zitta ...
La mia amica non ha avuto il coraggio di rivelarle lo scherzo … ma vicino alle nozze decise che doveva assolutamente “confessarsi”.
Ci ha chiamato, dicendoci, io continuo a non avere il coraggio, mi aiutate?
Beh quel pomeriggio quattro giovani donne, confessarono lo scherzo a quella nonna, che lì per lì rimase di stucco, poi cominciò a ridere ma a ridere ... e cominciò a tossire dal gran ridere, e noi di rimando: oh nonna che vuoi un bicchier d'acqua???
Memorabile, almeno per me, fu quello che escogitò un'amica a sua nonna.
La birbante ci radunò tutte in casa sua per una merenda, la fece chiamare da un compagno di classe che si spacciò per un incaricato dell'acquedotto.
"Signora, stiamo avvertendo tutti, che da stasera alle 18, leviamo l'acqua e prevediamo di riallacciarla domani nel primo pomeriggio.
Dato che la lista è lunga, può farmi il piacere di avvertire i suoi vicini?"
Nonna P. era rinomata per la buona volontà e per la correttezza, rispose subito: certamente ci penso io. E corse subito ad avvertire tutti.
Era un edificio dove non esisteva l'ascensore, tutte le porte aperte, tutti avvicendati a darsi una mano, e noi giù a ridere con la nonna che scuoteva la testa, dicendoci: almeno dateci una mano ...
Il passaparola fu veloce e cominciarono a riempire, secchi, bottiglie, catini, chi si imprestava taniche, chi si organizzava a farsi il bagno prima delle 18, chi avvisava i figli, non si sa mai.
Per le scale, piano piano tornava il silenzio e gli ultimi commenti ...speriamo che la torni presto, domani è venerdi, i' mi Guido è tutto i' giorno in carrozzeria. I' tu' Guido? E i' mi' Renzino, che da domani entra in Pignone, chissà come torna con quella tuta e giù a commentare.
E noi giù a ridere ... perchè lo scherzo non era finito.
Altra telefonata: "Signora, mi scusi, ho parlato con lei due ore fa? Sono dell'acquedotto.
E la nonna, si. Ma lei è al numero civico 5 o 7?
E la nonna e sono a 'i 5."
E l'incaricato: "signora ho fatto un errore, dovevo chiamare un inquilino del n. 7 e ho sbagliato a prendere la scheda."
E la nonna: oh mammina mia, e ora chi gniene dice a tutto il palazzo?
O icchè ci se ne fa di tutta questa acqua? Ma la stia attento la prossima vorta, prima di tenefonare?
Noi eravamo sganasciate.
Vediamo ancora la nonna, a sedere sulla seggiolina accanto a i' telefono, che dondola la testa asciugandosi la sudorina con i' grembiale; o icchè ridete grullerelle. E gli'è grave!
Ah mi dispiace, ma io e un rifò i' giro, e mi pigliano pe' grulla ... e vorrà dire che si innaffierà le piante fino a Natale ...
Il giorno dopo, tutti commentavano, che l'acqua non era stata levata ... e la nonna zitta ...
La mia amica non ha avuto il coraggio di rivelarle lo scherzo … ma vicino alle nozze decise che doveva assolutamente “confessarsi”.
Ci ha chiamato, dicendoci, io continuo a non avere il coraggio, mi aiutate?
Beh quel pomeriggio quattro giovani donne, confessarono lo scherzo a quella nonna, che lì per lì rimase di stucco, poi cominciò a ridere ma a ridere ... e cominciò a tossire dal gran ridere, e noi di rimando: oh nonna che vuoi un bicchier d'acqua???
martedì 30 ottobre 2012
Corrado Augias - una sola cosa è certa
"Tra così numerose inquietudini, una sola cosa è certa lasciando da parte ogni considerazione politica o economica. Lo spettacolo di villa Gernetto è stato spaventoso. Quei broccati, quegli ori, quella piccola folla plaudente, l'avvocato Ghedini che tentava di sorridere ma non sapeva dove poggiare lo sguardo. Sul podio un uomo furente e spaventato, ridotto a una fissità espressiva come nemmeno Breznev nelle ultime apparizioni pubbliche. Quello che sempre mi sorprende è che tra tante persone che gli stanno attorno, alcune, come abbiamo visto, solo per denaro, tra tante persone non ce ne sia una abbastanza caritatevole da dirgli di non farsi più tirare dal chirurgo. Il suo volto ha ormai la fissità di una maschera. Gli occhi quasi non si aprono, una palpebra si abbassa e l'altra no, la fronte ha una levigatezza cerea, da 'ex voto'. Può un uomo ridursi in queste condizioni senza che nessuno, un figlio quanto meno o un ... consigliere fidato, uno che pensi a lui e non a quanto potrà ancora succhiargli, intervenga a dirgli: per amore di te stesso, per la memoria che lascerai, ti prego basta, accetta quello che l'età riserva a ogni essere vivente, rassegnati, non ci crede più nessuno a quei capelli dipinti ogni mattina sul cranio, all'eterno cerone, torna in te. Pirandello avrebbe potuto raccontare bene la follia di un uomo che vorrebbe essere un altro, un se stesso diverso chiuso in un sogno come il finto Enrico IV. Alla sentenza di condanna ha reagito alla vecchia maniera: caricando alla cieca, senza rendersi conto che tutto è cambiato. Non un consumato attore, come l'ha definito l'eterno Giuliano Ferrara. Piuttosto un attore consumato, inconsapevole che la sua rappresentazione comunque è finita."
Corrado Augias
venerdì 26 ottobre 2012
domenica 9 settembre 2012
sabato 8 settembre 2012
BISBIGLI E FIOCCHI
Da qualche ora in cucina c’è un gran bisbiglio.
Ci vuole l’intervento della Fata Mestolina…
“Volete far silenzio? Li sveglierete per dindirindina! Cosa c’è?!”
“Oh insomma” risponde la caffettiera, “io voglio diventare una damina, ho una bellissima gonna a pieghe e un bustino che farebbe girare un battaglione di venti cavalieri e poi, vuoi mettere questo nasino alla francese?”
Dall’altra parte della stanza si alza un vocione basso: “ha ragione, anch’io sono stanco di essere un frigorifero, voglio salire in cielo e nevicare.”
La Fatina non sa più chi ascoltare ed ecco che il servizio di forchettine, salta fuori dal cassetto e con un balzo è sul tavolo “anche noi ci vogliamo trasformare in cavallucci marini” “ed io”, dice la credenza, “voglio tornare nel bosco, sono stufa d’essere solo un contenitore, queste ante scricchiolanti un tempo erano forti tronchi e voglio tornare ad essere un albero!”
A quel punto la Fatina batte forte la sua bacchetta sul tavolo: “ascoltatemi bene, vecchi bizzosi, domani sarà un gran giorno per Nonno Ugo e Nonna Nena e non voglio assolutamente che nulla venga a rattristare un solo momento della loro giornata!”
“Ma…” interviene il frigorifero.
“Niente ma”, risponde stizzita la Fatina Mestolina.
“Vecchio cocciuto di un frigorifero, sei qui da tanti anni e il tuo respiro asmatico, scandisce le ore notturne di Nonna Nena, fai acqua da tutte le parti altro che neve!”
“E voi vezzose forchettine, non riuscite a stare a galla in una tinozza, figuriamoci nel mare, tornate nel cassetto!
Rivolge lo sguardo alla vecchia credenza: “come mai questi rimpianti?”
“Ho paura, Fatina, quando Loro non ci saranno più, mi faranno fare la fine di un vecchio pezzo di legno e sarò solo buono da bruciare.”
“No!” risponde la fatina, “io so già che tu sarai sempre con loro, magari in quella casa che hanno in campagna, così dalla finestra vedrai il bosco che ami tanto!”
“Sei sicura?”
“Si lo sono, li ho sentiti parlare. Smetti di piangere, le tue lacrime di resina colano sui crostini e non sono il massimo della bontà.”
“Veniamo a te vanitosa e presuntuosa di una caffettiera, sei qui con Loro da tanti anni. Ogni mattina si augurano buon giorno davanti al tuo caffè, vuoi privarli di questo piacere?”
Nella foga di parlare batte stizzita la sua bacchetta sul tavolo e il tavolo si lamenta con un semplice “ohi”
“Zitto tu” Lo rimprovera subito la Fatina.
Nel frattempo la caffettiera è diventata tutta rossa e risponde con una vocina sottile, “era solo un desiderio, piccolo piccolo, ma ho già cambiato idea”.
“Bravi! Riposatevi ora!”
Finalmente è tornata la calma. Le luci dell’alba sono lontane, Fatina pensa a domani, alla Loro giornata. Sarà veramente speciale. Un Natale con tutti i figli ed i nipoti.
Nulla dovrà rovinare questa giornata. Sono anziani e tutto quello che Li circonda ricorda loro, la propria giovinezza, i figli, gli scherzi, le gioie e i dolori.
Domani sarà una giornata particolare da ricordare nelle serate successive, quando tutti saranno tornati alle proprie case.
Intanto dalla camera, Nonna Nena si rivolge al suo Ugo:
“Non ti sembra che da un po’ di tempo, di notte, questa casa parli?”
“Dormi Nena, è solo la vecchiaia che fa brutti scherzi.”
“Sarà…”
“Buonanotte.”
“Buonanotte anche a te!”
La Fatina dal suo rifugio, sorride maliziosa.
La sveglia suona, “forza Nena alzati, tra un po’ arrivano i ragazzi!”
“Vado a fare il caffè, non tirare tardi in bagno, voglio farmi bella anch’io!”
…Nena si avvia in cucina… “oh per tutti i chicchi di caffè del mondo chi ha messo un fiocco alla caffettiera?”…
Da qualche ora in cucina c’è un gran bisbiglio.
Ci vuole l’intervento della Fata Mestolina…
“Volete far silenzio? Li sveglierete per dindirindina! Cosa c’è?!”
“Oh insomma” risponde la caffettiera, “io voglio diventare una damina, ho una bellissima gonna a pieghe e un bustino che farebbe girare un battaglione di venti cavalieri e poi, vuoi mettere questo nasino alla francese?”
Dall’altra parte della stanza si alza un vocione basso: “ha ragione, anch’io sono stanco di essere un frigorifero, voglio salire in cielo e nevicare.”
La Fatina non sa più chi ascoltare ed ecco che il servizio di forchettine, salta fuori dal cassetto e con un balzo è sul tavolo “anche noi ci vogliamo trasformare in cavallucci marini” “ed io”, dice la credenza, “voglio tornare nel bosco, sono stufa d’essere solo un contenitore, queste ante scricchiolanti un tempo erano forti tronchi e voglio tornare ad essere un albero!”
A quel punto la Fatina batte forte la sua bacchetta sul tavolo: “ascoltatemi bene, vecchi bizzosi, domani sarà un gran giorno per Nonno Ugo e Nonna Nena e non voglio assolutamente che nulla venga a rattristare un solo momento della loro giornata!”
“Ma…” interviene il frigorifero.
“Niente ma”, risponde stizzita la Fatina Mestolina.
“Vecchio cocciuto di un frigorifero, sei qui da tanti anni e il tuo respiro asmatico, scandisce le ore notturne di Nonna Nena, fai acqua da tutte le parti altro che neve!”
“E voi vezzose forchettine, non riuscite a stare a galla in una tinozza, figuriamoci nel mare, tornate nel cassetto!
Rivolge lo sguardo alla vecchia credenza: “come mai questi rimpianti?”
“Ho paura, Fatina, quando Loro non ci saranno più, mi faranno fare la fine di un vecchio pezzo di legno e sarò solo buono da bruciare.”
“No!” risponde la fatina, “io so già che tu sarai sempre con loro, magari in quella casa che hanno in campagna, così dalla finestra vedrai il bosco che ami tanto!”
“Sei sicura?”
“Si lo sono, li ho sentiti parlare. Smetti di piangere, le tue lacrime di resina colano sui crostini e non sono il massimo della bontà.”
“Veniamo a te vanitosa e presuntuosa di una caffettiera, sei qui con Loro da tanti anni. Ogni mattina si augurano buon giorno davanti al tuo caffè, vuoi privarli di questo piacere?”
Nella foga di parlare batte stizzita la sua bacchetta sul tavolo e il tavolo si lamenta con un semplice “ohi”
“Zitto tu” Lo rimprovera subito la Fatina.
Nel frattempo la caffettiera è diventata tutta rossa e risponde con una vocina sottile, “era solo un desiderio, piccolo piccolo, ma ho già cambiato idea”.
“Bravi! Riposatevi ora!”
Finalmente è tornata la calma. Le luci dell’alba sono lontane, Fatina pensa a domani, alla Loro giornata. Sarà veramente speciale. Un Natale con tutti i figli ed i nipoti.
Nulla dovrà rovinare questa giornata. Sono anziani e tutto quello che Li circonda ricorda loro, la propria giovinezza, i figli, gli scherzi, le gioie e i dolori.
Domani sarà una giornata particolare da ricordare nelle serate successive, quando tutti saranno tornati alle proprie case.
Intanto dalla camera, Nonna Nena si rivolge al suo Ugo:
“Non ti sembra che da un po’ di tempo, di notte, questa casa parli?”
“Dormi Nena, è solo la vecchiaia che fa brutti scherzi.”
“Sarà…”
“Buonanotte.”
“Buonanotte anche a te!”
La Fatina dal suo rifugio, sorride maliziosa.
La sveglia suona, “forza Nena alzati, tra un po’ arrivano i ragazzi!”
“Vado a fare il caffè, non tirare tardi in bagno, voglio farmi bella anch’io!”
…Nena si avvia in cucina… “oh per tutti i chicchi di caffè del mondo chi ha messo un fiocco alla caffettiera?”…
mercoledì 5 settembre 2012
Bertolt Brecht
Bertolt Brecht
Amare il mondo
Ci impegniamo, noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né che sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo:
senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,
senza giudicare chi non si impegna,
senza accusare chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna.
Se qualche cosa sentiamo di “potere”
e lo vogliamo fermamente
è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi ci facciamo nuovi,
ma imbarbarisce
se scateniamo la belva che c’è in ognuno di noi.
Ci impegniamo:
per trovare un senso alla vita,
a questa vita
una ragione
che non sia una delle tante ragioni
che bene conosciamo
e che non ci prendono il cuore.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo,
non per rifarlo, ma per amarlo.
Amare il mondo
Ci impegniamo, noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né che sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo:
senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,
senza giudicare chi non si impegna,
senza accusare chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna.
Se qualche cosa sentiamo di “potere”
e lo vogliamo fermamente
è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi ci facciamo nuovi,
ma imbarbarisce
se scateniamo la belva che c’è in ognuno di noi.
Ci impegniamo:
per trovare un senso alla vita,
a questa vita
una ragione
che non sia una delle tante ragioni
che bene conosciamo
e che non ci prendono il cuore.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo,
non per rifarlo, ma per amarlo.
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martedì 4 settembre 2012
domenica 2 settembre 2012
mercoledì 8 agosto 2012
Quando il dolore di un figlio diventa mortale
Quando il dolore di un figlio diventa mortale
di Lidia Ravera | 8 agosto 2012
N.d.e. ha 79 anni, G.d.d. 75, sono marito e moglie: li hanno trovati impiccati nel garage della loro villetta bifamiliare ad Ancarano, in provincia di Teramo. È stato il figlio, che abita al piano di sopra a trovarli. Vengono nominati, nei brevi dispacci delle agenzie di informazione, soltanto con le iniziali, come se fossero minori da proteggere. Come se fossero adolescenti, forse perché sono gli adolescenti che muoiono tenendosi per mano. E loro sono morti così: abbracciati. Erano vecchi, invece. Della vecchiaia di oggi, che non è pace, saggezza, riposo. È fatica, ansia, tensione. Perché arrivi all’ultimo tratto di strada ed è tutta in salita. I figli, che fino a un paio di generazioni fa, erano un investimento per il futuro, perché sarebbero stati meglio di te, più colti, più bravi, più ricchi e ti avrebbero aiutato, adesso sono lì, a dibattersi fra non lavoro, attesa del lavoro, lavoro precario. Mal pagati, mal messi, mal assestati nella vita. Bisognosi, loro, di essere aiutati. Loro, che nel corpo sono ancora forti, devono essere aiutati da te, che ogni giorno perdi qualcosa. Un po’ di efficienza, un po’ di integrità, un po’ di energia. Non è naturale. Non è naturale essere più forte dei tuoi figli. Non è naturale, ma è diventato normale.
Devi farci l’abitudine. La postmodernità va così. È paradossale.
Quando erano piccoli e tu eri una madre giovane, ti sentivi responsabile della loro felicità, del loro benessere. Ginocchia sbucciate, sconfitte scolastiche, prime solitudini, amicizie non corrisposte, paure. Accorrevi. Consolavi. Curavi.
Era quando la vita stava ancora in ordine.
Passano gli anni e diventa sempre più difficile. I dolori dei figli adulti ti spaccano il cuore, peggio di prima, perché sono dolori più grandi e più tristi, eppure non puoi farci niente. E allora il dolore dei figli diventa la misura della tua crescente impotenza. Come si sente una madre di 75 anni quando suo figlio finisce senza casa, senza un soldo, senza niente? Questo è successo a G.d.d.: il figlio, artigiano, 50 anni, era pieno di debiti. Equitalia, sezione recupero crediti. È uno che non ce l’ha fatta, uno dei tanti. Uno delle migliaia di giovani uomini e donne stritolati dalla crisi economica. Uno che ci ha provato e ha fatto un passo falso (si racconta che finì in carcere per tentata estorsione nei confronti del vicino che aveva comprato la sua casa messa all’asta), o non ha fatto il passo giusto. Ma chi è, oggi, che ce la fa? Non certo i migliori. Bisogna avere i santi in paradiso. Bisogna avere famiglie forti dietro.
Così una sera guardi tuo marito negli occhi, da un lato all’altro del tavolo, e non hai più niente da dire. Avete cenato insieme per decine di anni, avete affrontato malumori, problemi, conti che non tornano, noia, ripetizione, malattie. E adesso, che cos’è questo silenzio? Le vite lunghe sono un allenamento formidabile, i matrimoni lunghi sono patti di solidarietà, complicità, sostegno. Si litiga spesso nei momenti difficili, ci si tira addosso la responsabilità degli errori, poi si trova una soluzione, una toppa, una concausa, si spartiscono le colpe e ci si tira fuori. Questo quando nei guai ci sei tu, ci siete voi, non quando nei guai c’è tuo figlio. Allora può succedere che scenda sulla tavola quel silenzio freddo. È una stanchezza terminale, un senso di sconfitta, il tradimento delle attese. Dunque neanche questo sono riuscita a fare? Non sono riuscita a mettere al riparo, quest’essere che io ho messo al mondo. E domani, come esco per le strade del paese? Come faccio a farmi bella di lui, a farlo amare… perché c’è questo dietro le innocenti vanità materne e paterne, sulle carriere dei figli, sui loro amori, sulle loro qualità, il bisogno di costruire il rispetto e l’amore degli altri attorno a loro. È un sentimento complicato. Chi ha dei figli lo conosce.
Può portare fino alla decisione di togliersi la vita, la sconfitta di tuo figlio? Sì. La crisi economica non è un titolo di giornale. Dietro i tecnicismi e le parolette inglesi, dietro le notizie sulle fabbriche che chiudono, dietro le riduzioni del personale per cause oggettive, c’è la vita di migliaia di persone. La vita quotidiana, materiale, affettiva. Dietro la necessità di “tutelare i crediti vantati dagli enti impositori”, come scrive Equitalia in una precisazione travestita da condoglianza, mettendo all’asta una casa, c’è chi in quella casa ci viveva. Ci sono suo padre e sua madre. La vergogna e la disperazione covano dietro i digrammi, le percentuali, i numeri. Forse per questo, nessuno ha pensato a una messa in scena. A un omicidio travestito da suicidio. Colpevole magari il figlio stesso. Forse è un’ipotesi umanamente intollerabile. O forse è proprio quel dettaglio straziante, dei due corpi senza vita, ma abbracciati.
Il Fatto Quotidiano, 8 agosto 2012
mercoledì 18 luglio 2012
Pomarola
Adoro il profumo di basilico quando cuoce insieme ai pomodori e alla cipolla.
E’ estate dice sbuffando dal tegame … e i ricordi tornano su lenti e piacevoli …
Ricordi di roulotte e sabbia e caldo e mare e serenità.
E questo profumo si alternava al profumo del brodino sul colpo. Direte voi, o cos’è?
Il brodino sul colpo era fatto velocemente con tutti gli odori, i pomodori e con l’aggiunta di poca pasta e tanto parmigiano. La sera sempre in roulotte mangiavamo con piacere questa minestrina, che sostituiva il brodo vero invernale, era leggero e non faceva venire il mal di pancia.
E spesso i vicini di tenda chiedevano a Mamma la ricetta.
La ricetta? O vien via giù diceva la Siria, o icchè la vuole la ricetta? Basta così poco … la guardi mentre la preparo!
E’ estate dice sbuffando dal tegame … e i ricordi tornano su lenti e piacevoli …
Ricordi di roulotte e sabbia e caldo e mare e serenità.
E questo profumo si alternava al profumo del brodino sul colpo. Direte voi, o cos’è?
Il brodino sul colpo era fatto velocemente con tutti gli odori, i pomodori e con l’aggiunta di poca pasta e tanto parmigiano. La sera sempre in roulotte mangiavamo con piacere questa minestrina, che sostituiva il brodo vero invernale, era leggero e non faceva venire il mal di pancia.
E spesso i vicini di tenda chiedevano a Mamma la ricetta.
La ricetta? O vien via giù diceva la Siria, o icchè la vuole la ricetta? Basta così poco … la guardi mentre la preparo!
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Lucrezia
Lucrezia un angelo andato via troppo presto ...
Qualche anno dopo che mio fratello se ne era andato, mi è venuto il desiderio di ricordarlo cantando.
La ricerca di un canto gioioso, corale e ho pensato subito al Gospel.
All'epoca nonostante l'esistenza di Internet, io non ero ancora capace di navigarci con destrezza e mi sono affidata al mio naso. Gira che ti rigira, ho trovato un piccolo annuncio dove questo coro cercava persone che avessero voglia di cantare. Beh mi sono detta, mi piace questa ragazza, mi piacciono queste iniziative.
E dal conoscerla ad organizzare un coro dedicato a Stefano è stato tutti un divenire.
L'emozione non posso descriverla, ma ricordo ancora la chiesa colma di persone, che con le mani ed i piedi seguivano la musica di questo gruppo fantastico.
Quando tutto è finito mi sono ripromessa di trovare il tempo di frequentare Lucrezia ma il tempo è tiranno e ci limitavamo a scriverci piccoli e teneri messaggi.
Per un periodo non l'ho più letta e ho pensato, avrà avuto un bambino? Era così felice quando mi ha comunicato la data del suo matrimonio.
No nessun bambino ... il male aveva minato il suo corpo ...
Ora è là in quel mondo che ci auguriamo esista. Canterà insieme a Stefano ...
Qualche anno dopo che mio fratello se ne era andato, mi è venuto il desiderio di ricordarlo cantando.
La ricerca di un canto gioioso, corale e ho pensato subito al Gospel.
All'epoca nonostante l'esistenza di Internet, io non ero ancora capace di navigarci con destrezza e mi sono affidata al mio naso. Gira che ti rigira, ho trovato un piccolo annuncio dove questo coro cercava persone che avessero voglia di cantare. Beh mi sono detta, mi piace questa ragazza, mi piacciono queste iniziative.
E dal conoscerla ad organizzare un coro dedicato a Stefano è stato tutti un divenire.
L'emozione non posso descriverla, ma ricordo ancora la chiesa colma di persone, che con le mani ed i piedi seguivano la musica di questo gruppo fantastico.
Quando tutto è finito mi sono ripromessa di trovare il tempo di frequentare Lucrezia ma il tempo è tiranno e ci limitavamo a scriverci piccoli e teneri messaggi.
Per un periodo non l'ho più letta e ho pensato, avrà avuto un bambino? Era così felice quando mi ha comunicato la data del suo matrimonio.
No nessun bambino ... il male aveva minato il suo corpo ...
Ora è là in quel mondo che ci auguriamo esista. Canterà insieme a Stefano ...
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martedì 3 luglio 2012
Lucrezia
Non ho voglia con questo caldo di fare niente, troppi pensieri alcuni puramente pratici, altri solamente molto intimi.
Tra questi Lucrezia, che se ne è andata troppo presto.
Quando riuscirò a strappare questa cappa di tristezza racconterò la mia esperienza con lei.
Tra questi Lucrezia, che se ne è andata troppo presto.
Quando riuscirò a strappare questa cappa di tristezza racconterò la mia esperienza con lei.
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